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OFF THE CUFF

Diller Scofidio + Renfro

A Matter of Perception: Linking Minds – Palazzo Litta, Corso Magenta 24, Milano

In collaborazione con: Emeco, Eterno Ivica, Gaggenau, Living Divani, Trussardi, Zumtobel
Partner tecnici: Giovanardi, Maco Technology, L’Observatoire International, Redaelli, Thornton Tomasetti

“Ci piace l’idea di utilizzare moduli prefabbricati, meglio se in modo improprio, in ambiti architettonici. In qualche recesso della nostra mente, e so che quanto sto dicendo può suonare curioso, abbiamo sempre desiderato usare dei veri e propri pantaloni come modulo”, spiega Liz Diller dello studio interdisciplinare di design di New York che ha avuto l’incarico di coprire il cortile del Litta con una copertura fatta di 300 paia di jeans. “Tutto il nostro lavoro è frutto di un continuo processo di ricerca. Bisogna allineare i fili della ricerca alla trama delle opportunità che si presentano, sia sotto forma di commesse artistiche o architettoniche da parte di clienti istituzionali, municipali o privati, sia come opere spontanee e autofinanziate”, ha spiegato la Diller in una recente intervista rilasciata alla rivista DAMN° sul rapporto annuale Blue Hour che ha realizzato per Zumtobel. “Il budget medio, le dimensioni e il grado di permanenza variano per ognuna di queste opportunità.”
La copertura in jeans sul cortile del Litta rappresenta e riflette queste diverse dimensioni. Mentre i pantaloni in sé rimandano alla dimensione umana in relazione all’ambiente costruito, la struttura contorta e reticolare dà il senso di un’architettura collettiva e di comunità.
“L’aspetto affascinante di questo particolare concetto è che è possibile usare i componenti come elementi di trazione, ma anche riempire i pantaloni per usarli come elemento pneumatico in grado di contenere aria, proprio come i pantaloni contengono in genere muscoli e grasso. Essendo dotati di due gambe e una vita, hanno una struttura logica implicita e abbiamo cercato di capire come avremmo potuto combinare queste unità collegandone le estremità per dare vita a una struttura elastica simile a una rete”, prosegue Diller.
Formalmente, la copertura ricorda il reticolo di padiglioni con stampe tridimensionali che è diventato il tratto distintivo dei festival; quest’opera però è stata realizzata secondo processi e con materiali tradizionali. Il connubio tra il tessuto di jeans e le qualità tattili della struttura realizzata a mano richiama subito alla mente i palazzi italiani. Questi cortili rinascimentali sono sempre stati spazi a cavallo tra pubblico e privato. Il jeans è il simbolo dell’uomo comune e ha anche una sua storia. In origine, infatti, venne impiegato per produrre le tende in cui dormivano i cercatori all’epoca della Corsa all’Oro in California e fu poi riciclato per la realizzazione di pantaloni robusti. Tutte queste suggestioni daranno senz’altro vita a innumerevoli interpretazioni della copertura in jeans, che diventerà così un luogo di conversazioni vivaci per i visitatori che vorranno rilassarsi e scambiarsi qualche idea godendo del suo riparo.

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